LOBODILATTICE

Dell'immediatezza e di forze primarie

Inaugura

Domenica, 13 Aprile, 2025 - 16:00

Presso

Studio legale Angelini & Barucco
Piazza Adriana 4, Roma

A cura di

Piero Pala

Partecipa

Giacinto Occhionero Gioacchino Pontrelli Lena Salvatori

Fino a

Venerdì, 13 Giugno, 2025 - 18:00

Dell'immediatezza e di forze primarie

Comunicato

Dell’immediatezza e di forze primarie è una mostra collettiva di pittura che verte sull’immediatezza dell’atto pittorico e del «vedere» – che si lascia guidare da ciò che affiora in un dipinto, come da quanto si è in grado di apportare - sulle forze primarie e/o la dimensione fisica della realtà, sulla caratteristica concreta della pittura e la trasgressione/integrazione dei cosiddetti valori acquisiti nell’arte.

Tanto l’avvocato, quanto gli artisti coinvolti in questa mostra, sono obbligati a misurarsi con problematiche pertinenti a un esercizio fattivo, che conducendo a un esito, sia perciò risolutivo, quand’anche imprevedibile. La prassi li pone costantemente davanti a difficoltà tecniche, risolte rispettivamente con l’univocità del logos (jurisprudentia, saggezza del diritto, abilità pratica) e lo spazio aperto di reciprocità del dipingere; e dove in quest’urgenza artistica l’esperienza in una circostanza “di forza affettiva” si compie nell’indeterminatezza del “sensibile” e nella comprensione di particolari incontri creativi e delle relazioni tra questi  «particolari».

In oggetto non è tanto il coinvolgimento da parte degli artisti in un tema specifico, su cui essi spesso si cimentano, con l’utilizzo della tela o del plexiglas (paesaggi, scorci d’interni, elementi vegetali, sperimentazione sul colore e ricerca astratta), quanto la necessità e la levità dettati dall’immediatezza: un febbrile pro- cedere e un esito inaspettato che, in quanto destino dell’immagine pittorica, vengono intesi appunto come un «fare esperienza diretta» del dipinto.

Per un tale metodo del dipingere non serve problematizzare, anzi così si eccede la realtà fenomenica. Si tratta piuttosto del dominio di quella cosiddetta sensazione qualitativa, nel momento in cui sono superati tutti i dualismi o, detto altrimenti, di quel senso inatteso dell’arte che destituisce ogni aspettativa e ogni positiva capacità dell’Io.

Prendendo in prestito alcuni verbi dal linguaggio forense potremmo sostenere che queste opere, confidando in passaggi d’intensità vitale, si “appellano” pertanto alle linee e al colore e «legiferano» congrue vertigini realizzative d’impavida resistenza alle leggi gravitazionali, contravvenendo – sempre e comunque – il detto: a regola d’arte.

Nulla del pittorico o della tautologia linguistica post-moderna fa capolino su queste superfici e ogni elemento delle opere è visibile in simultaneità. Oltretutto sopra di esse non viene mai convocato il linguaggio, non c’è una coreografia di personaggi, e su i supporti regna qualcosa che ha già il suo posto tra gli elementi o tra quanto è già aggregato in un insieme in Pontrelli, l’evanescenza dello sguardo e la restituzione immediata di una sensibilità fattasi tecnica in Salvatori, e le oscillazioni di energia che scolpiscono traiettorie votate all’espansione, e a equivalenze di sovrimpressioni in Occhionero. I tre artisti si sono formati con dedizione, insediandosi nella dimensione del tempo e dello spazio della pittura, in un’area che, dischiudendo un livello di comprensione ulteriore, li proietta in una continua ricerca, relativa, in particolare, alle apparenze del reale e alla provvisorietà del tutto, ossia al destino intrinseco che si dà nell’eclissarsi, e che implica inoltre un riprendere padronanza nel dipingere.

Quantunque idealisticamente immersi in soggetti, procedimenti tecnici e teorie sul colore preesistenti, Salvatori, Pontrelli, e Occhionero infrangono ex aequo norme, principi, consuetudini, ossia tutti quei vocaboli su ciascuno dei quali è impiantata l’impalcatura giuridica, ovverosia l’amore contro la legge. Le fascinazioni che confluiscono nei dipinti sono ancora lì a rammentarci che le emozioni, anche quelle più basilari, precedono i sentimenti e le idee. E se non sono volti, corpi o atteggiamenti esemplari, allora sono organismi vegetali, oggetti, combinazioni di forme dissimili o le trame impercettibili dell’universo a infondere una nuova dignità, come pure a conferire un tratto di caducità alle cose del mondo.

Di Giacinto Occhionero, Gioacchino Pontrelli, Lena Salvatori, saranno esposte delle opere inedite e realizzate negli ultimi cinque anni.

Ad accompagnare la mostra il catalogo con testi di Piero Pala in italiano e in inglese, pubblicato da Davide Ghaleb Editore.

Nel giorno del vernissage verrà offerto un aperitivo di benvenuto da parte della azienda vinicola Casale del Giglio.

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